Come affrontare una paura

Sarà capitato anche a voi, di notare nel vostro cane paure e timori apparentemente immotivati e di sentirvi impotenti nel non poter spiegare loro, a parole, che ciò che li spaventa tanto in realtà non è un pericolo. Anzi…

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HOLIDAY E L’ACQUA

Se non ci sono stati traumi particolari, cosa può portare un cane ad avere timore dell’acqua, mentre gli altri del branco sguazzano come anatre?

Carattere senz’altro, indole, temperamento.

Holiday, la mia giovane border collie, ad inizio estate si fermava in riva al fiume e bagnava a malapena le zampine.

Guardava gli altri giocare e divertirsi ed abbaiava per l’eccitazione, ma il timore dell’acqua era davvero troppo forte.

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PRENDERE CORAGGIO

Far capire al proprio cane, senza forzature ma con spirito propositivo e positivo, che insieme si può trovare una soluzione è una strategia vincente. Come? Sfruttando ciò che piace e stimola all’intraprendenza.

Fiducia: la prima cosa che ho fatto è stata la più semplice, entrare in acqua per prima, solo per “dimostrare” che era tutto ok, tutto tranquillo.

Deviare l’attenzione: la cosa peggiore (e questo possiamo riscontrarlo anche su noi stessi) è fomentare una paura, concentrando i pensieri solo su di essa. Meglio deviare l’attenzione su altro, soprattutto se è qualcosa che ci piace e ci fa stare bene.

In questo caso il gioco. Legnetti trovati in fiume o palline.

Il desiderio di giocare non ha eliminato completamente la paura, ma ha spronato Holiday a superare a piccoli passi la presenza dell’acqua, un ostacolo di sempre minore importanza, pur di arrivare a ciò che le interessa.

Ovviamente tutto è stato fatto per gradi, schiena e muso rimanevano asciutti inizialmente ed il livello dell’acqua arrivava a malapena alla pancia.

Competizione ed imitazione: una volta presa più sicurezza e dimestichezza con l’acqua il gioco è stato arricchito anche dalla presenza di altri cani, farlo subito avrebbe portato ad una frustrazione poiché “la competizione” non sarebbe stata alla pari ed avrebbe portato Holiday ad arrendersi in partenza.

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La voglia di “vincere” e di conquistare per prima la pallina l’ha portata ad affrontare l’ultimo scoglio, bagnarsi completamente e nuotare dove l’acqua non le permetteva di toccare. A dire il vero si è ritrovata a nuotare senza nemmeno accorgersene e lì è subentrato l’istinto. Questa è la vera meraviglia.

Qualcuno potrebbe chiedersi quale sia l’utilità di questo lavoro o addirittura leggerla come forzatura.

In realtà credo che superare insieme le difficoltà aiuti a rafforzare l’autostima, la voglia di farcela, l’autocontrollo e la fiducia in se stessi, ovviamente sempre nel rispetto del nostro animale.

Tutto deve sempre e comunque essere finalizzato al benessere, non alla nostra personale autogratificazione.

Buon ferragosto!

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